Allerta meteo, ma niente di che.

Come tutte le mattine: colazione all’alba, al bar, prima del lavoro.

Caffè e pezzo dolce, in assoluto silenzio, leggendo le notizie sul telefono.

La pacatezza della mattina presto.


Quale momento migliore per esprimere giudizi?

Una piccola platea immersa nel silenzio, dove un sussurro diventa udibile a tutti, e un urlo… una tempesta.


E infatti, la tempesta prende vita a un tavolo.

Il primo arrivato – che già mi sta sul culo perchè ha preso il giornale – lo fissa e sbotta:


“Visto che casino ieri in Spagna? Guerriglia! Fanno bene, io le brucerei tutte le moschee. Vengono qui da noi e…”


Olé. Eccoci.


Ma con la tempesta arriva anche il vento.

In questo caso, soffia da dietro il bancone: il barista gli dà corda.


Chiaramente, per essere sicuri che il messaggio sia stato ricevuto, parte il giro di sguardi verso il mio tavolo in cerca di complicità.

Sguardo orgogliosamente non trovato.


Poi entra un signore.

Lo so, è scorretto giudicare a prima vista…

Ma, insomma, uno che – così a occhio – non avrei scelto per farne un testimonial del cristianesimo.


E forse non solo io.

Perché insieme a lui è entrato il silenzio.

Improvviso. Assoluto.


E lì mi è venuto da ridere.

A quel punto, li ho cercati io gli sguardi. Quelli di Tempesta e Vento.


Che però non c’erano più.

Al loro posto : Pioggerellina e Spiffero.


Sono andati via senza salutare. Maleducati.

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